il magico mondo di svevuccia

Saturday, November 15, 2008

Existence. Well, what does it matter? I exist on the best terms I can.
The past is now part of my future; the present is well out of hand.
(Ian Curtis)

Thursday, August 14, 2008

Iliade

divertitevi su www.wordle.net

Monday, August 11, 2008

To love. To be loved. To never forget your own insignificance. To never get used to the unspeakable violence and the vulgar disparity of life around you. To seek joy in the saddest places. To pursue beauty to its lair. To never simplify what is complicated or complicate what is simple. To respect strenght, never power. Above all, to watch. To try and understand. To never look away. And never, never, to forget.
-A. Roy-

Friday, June 06, 2008

Welcome to the Dark Place

Yessss, I'm in the dark place. My place. What a place. Welcome to my dark place. Nobody's invited.

Monday, June 02, 2008

Cats...Mah.

Vabbè che lo ha scritto T.S. Eliot. Cosa che ho scoperto oggi, non faccio la saputella. Ma è un pò kitsch questo Cats. Bravi i ballerini, capisco che sia molto difficile cantre ballare saltare sorridere recitare tutto insieme, però è proprio una cafonata. Il Rocky Horror sembra teatro kabuki al confronto. Che poi cos'è questo tema ricorrente della navicella spaziale non lo capisco. Su tre che ne ho visti in vita mia sempre questa orrida navicella, e sempre i ballerini che corrono in platea, e sempre questi vestiti obrobriosi e questi assoli noiosissimi. Mah. La cosa più agghiacciante forse però è il pubblico che inizia a battere le mani a tempo ed esplode in infiniti applausi a sproposito. Mancava solo che qualcuno svenisse. Ma a questo ci ha pensato Arianna, prima in biglietteria e poi in ascensore. Forse era solo il suo buon senso che le lanciava chiari segnali.
Però ho scoperto che lo ha scritto T.S. Eliot (Old Possum's book of practical cats, che leggerò); che i gatti devono avere tre nomi (uno quotidiano, uno più formale ed uno segretissimo); che mi piacciono i fili pieni di lampadine colorate (devo attrezzare il mio magico balconcino, le candeline da pista di atterraggio ora le ripudio); che Camilla incinta è bellissima; che "Memories" arriva da là, e che i musical MI FANNO SCHIFO. Niente è mai inutile. E sono anche riuscita a scattare foto, alla faccia della voce registrata che lo impediva tassativamente.
Super però il gattone persiano frou frou, con gran pellicciotto (un sottocollo migliore di quello della Salsi), cinturina borchiata e calzino leopardette. Uau!

Friday, May 02, 2008

dum dum dum

No non ero ad un concerto dei Red Hot (ohhh che bello che era, penso di essere l'unica a cui è piaciuto), però mi è passato per la testa Flea e quindi zac lo piazzo qua. Bello (secondo me), bravo (indiscutibile) e fuoooooooooori come un culo. Si può dire? Bu, io lo dico. Ha questi bei dentini separati e piatti che non bruxa NIENTE, questo testino stempiato molto divertente, quegli occhietti folli ma tanto simpatici, qualche tatuaggetto di troppo, e poi fa yoga, chi lo avrebbe mai detto? L'om sul braccio non è per forza indicativo. Menomale direi. Dev'essere uno di quelli che in realtà sono bravissimi concentratissimi secondo me a volte lievita pure. E poi ha quest'aria così informale. E simpatica. Non dev'essere niente iperattivo. Ed è nato il 16 ottobre...quindi bilancino...uauuuu.

Monday, April 28, 2008

In Patagonia

[...] Alcuni animali del sud, è vero, si opposero all'invasione nordista. Piccoli bradipi arrivarono nell'America Centrale, l'armadillo arrivò nel Texas e il porcospino nel Canada (il che dimostra che non c'è invasone senza contro-invasione). [...]

Wednesday, April 09, 2008

Pelouche! Pelouche!

Tadaaaaaaaaaaaaaaam! Eccolo!! Il vestitino per la fitball di PELOUCHE. Perdipiù ROSA. Un must. Il pellicciotto costa come la palla intera ma io credo proprio che ne valga la pena. E poi il pound è crollato quindi mi sa che è il momento di comprarlo. Me lo potete prendere qua.

Sunday, April 06, 2008

Save the blueberry pie!

Norah Jones disperata che parla con l'improbabile barista Jude Law:
"..I guess I'm just looking for a reason."
"Well, from my observations, sometimes it's better of not knowing, and all the times there's no reason to be found."
"Everything has a reason."
"Hmm. I't s like these pies and cakes. At the end of every night the cheesecake and the apple pie are always completely gone; the peach cobbler and the chocolate mousse cake are nearly finished, but there's always a whole blueberry pie. Left, untouched."
"So what's wrong with the blueberry pie?"
"It's nothing wrong with the blueberry pie, just people make up their choices, you can't blame the blueberry pie, it's just...no one wants it."
"Wait! I want a piece.."
"With ice cream?"
E poi parte The Greatest di Cat Power. E giù di torta di mirtilli lei. Lui però mangia qualcos'altro. Hmmm.
Chiedo venia per eventuali errori, non vado forte in listening comprehension.

Perchè a volte cerchiamo le ragioni a tutti costi e perchè quando ci sentiamo come una blueberry pie pensiamo che sia colpa nostra. Eppure non fa una piega il discorso delle scelte. Poi a me piacciono i mirtilli. I procioni ne tengono sempre un cestino di scorta da qualche parte.
Oddio, se Jude Law in persona mi facesse un discorso del genere a proposito del tortino di rognone potrei valutare l'ipotesi di farmi piacere anche quello, magari senza il gelato. Sempre se non si offende, sennò vada per tortino di rognone con gelato.
Anyway... Save the blueberry pie! E Cat Power. Che mi ricorda Silvia distesa sul tavolone a Barberino con impacchi di pasta di pane e olio caldo sulla schiena in sessione scacciatraumi con scoppi di pianto improvvisi, mentre Adriano fa la ceretta a Caterina.

Tuesday, March 25, 2008

Dr. Strangelove

Finalmente ho finito di vederlo, ci ho messo una settimana e parecchi giri di rewind perchè perdevo pezzi di significato (io e la mia mania di guardarli in inglese) ma che bello! Imperdibile la telefonata tra il presidente USA ed il presidente Dimitri (URSS). "The bomb Dimitri. The hydrogen bomb!" Enjoy!

Govorit De Sadeski: I've done as you asked. Be careful Mr. President. I think he's drunk.
Muffley: Hello? Hello, Dimitri? Listen, I can't hear too well, do you suppose you could turn the music down just a little? Oh, that's much better. Yes. Fine, I can hear you now, Dimitri. Clear and plain and coming through fine. I'm coming through fine too, eh? Good, then. Well then as you say we're both coming through fine. Good. Well it's good that you're fine and I'm fine. I agree with you. It's great to be fine. laughs Now then Dimitri... You know how we've always talked about the possibility of something going wrong with the bomb. The bomb, Dimitri. The hydrogen bomb. Well now what happened is, one of our base commanders, he had a sort of, well he went a little funny in the head. You know. Just a little... funny. And uh, he went and did a silly thing. Well, I'll tell you what he did, he ordered his planes... to attack your country. Well let me finish, Dimitri. Let me finish, Dimitri. Well, listen, how do you think I feel about it? Can you imagine how I feel about it, Dimitri? Why do you think I'm calling you? Just to say hello? Of course I like to speak to you. Of course I like to say hello. Not now, but any time, Dimitri. I'm just calling up to tell you something terrible has happened. It's a friendly call. Of course it's a friendly call! Listen, if it wasn't friendly, ... you probably wouldn't have even got it. They will not reach their targets for at least another hour. I am... I am positive, Dimitri. Listen, I've been all over this with your ambassador. It is not a trick. Well I'll tell you. We'd like to give your air staff a complete run down on the targets, the flight plans, and the defensive systems of the planes. Yes! I mean, if we're unable to recall the planes, then I'd say that, uh, well, we're just going to have to help you destroy them, Dimitri. I know they're our boys. Alright, well, listen... who should we call? Who should we call, Dimitri? The people...? Sorry, you faded away there. The People's Central Air Defense Headquarters. Where is that, Dimitri? In Omsk. Right. Yes. Oh, you'll call them first, will you? Uh huh. Listen, do you happen to have the phone number on you, Dimitri? What? I see, just ask for Omsk Information. I'm sorry too, Dimitri. I'm very sorry. Alright! You're sorrier than I am! But I am sorry as well. I am as sorry as you are, Dimitri. Don't say that you are more sorry than I am, because I am capable of being just as sorry as you are. So we're both sorry, alright? Alright. Yes he's right here. Yes, he wants to talk to you. Just a second.

Fantasticooooooo!

Friday, March 21, 2008

La sindrome del soldato giapponese

Visto che tutti mi chiedono cos'è questa storia del soldato jap, la spiego. Leggevo la mia nuova bibbia (che però inizio dal fondo perchè l'oroscopo è fichissimo, perle di saggezza a go-go, da leggere tutti i segni), e in un articolo sui casotti colombia/ecuador/venezuela si parlava di qualcuno che "come il soldato giapponese continua da solo, nascosto nella selva, a combattere la guerra senza sapere che è finita da vent'anni". E non so mi è suonato un campanello -un gong a dire il vero- in testa. Che io non c'entro molto con Uribe, Correa ed il presunto fidanzato di Naiomi. Però mi sono visualizzata là tipo il soldato jap. Perchè da sempre mi incastro in battaglie di cui rimango l'unica attrice mentre il nemico o se ne è già andato da un pezzo, o non ha neanche mai capito che stava in battaglia. Tutto qua. Leggerò Sun Tzu che magari almeno affino la tecnica (che non ho).

Tuesday, March 18, 2008

Come quando fuori piove

Mi piace quando fuori piove e puoi stare sotto alle piuminosità a righe ad ascoltare il tictic ovattato fuori dalla finestra. Con una ciambella impellicciata che respira vicino a te. Giornali, sigarette, un libro, il computer e un filmetto. Neanche dovessi stare a letto una settimana. E' bello essere normali. Oddio ho lo stendino pieno di vestiti in balcone. Cicce.

Friday, March 14, 2008

London 05, Tate & Pepto Bismol

Tateday! Sveglia presto, ottimo umore, appuntamento con Deme a St.Paul. Lascio Silvia in stato comatoso sotto al piumino e mi caccio in the tube. E' la prima mezz'ora in cui sono lucida e sola, e ovviamente mi viene un pò di tristesse. Trattengo le lacrime e poi scoppio in un bel pianterello. Sono indecisa se singhiozzare liberamente in modo che mi passi o mantenere l'autocontrollo. Alterno le due cose. Il bello delle grandi città è che puoi fare in giro per strada quello che ti va e nessuno si volta indietro. A volte è anche il brutto ma è inutile stare a disquisirne. Sbuco fuori dal tube e vedo St.Paul, wowww. Però ohhhhh dall'altro lato della strada c'è Starbucks (inizio a pensare di avere un problema con quel posto), quindi vado da Starbucks. E'mai possibile che per gli inglesi il the sia solo English breakfast o Earl grey? No perchè quando hai mal di stomaco quei the sono pe-san-tis-si-mi. Anyway, sono in anticipo quindi vado a farmi un giretto a St.Paul, è pure domenica. E' bella, elegante, luminosa, accogliente. Hanno fatto proprio un bel lavoro. Uscendo credo di essere passata a fianco di Isobel, una ragazza australiana conosciuta due natali fa e con cui avevamo passato anche capodanno. Sono abbastanza sicura che fosse lei a dire il vero, però non avevo voglia di fare conversazione quindi ho tirato dritto. Che simpaticona. Aspetto Deme sorseggiando il malefico English breakfast, finalmente spunta sorridente fuori dalla metro. Andiamo a fare colazione da Caffè Nero, concorrente di Starbucks (conosci il nemico), e là per la prima volta faccio i conti di quanto spendiamo e mi accorgo che una camomilla un caffè, due muffin ed un biscottino cioccolatoso ci vengono £ 12. Sono 18 iuros, sono 36mila lire. Ma siamo MATTI? Però il muffin con il papavero e limone era buooonooo! Deme è divertente, brillante, di buon umore, è un piacere starci insieme. Raggiungiamo la Tate...Wowwwww! Sono felice! E' enorme, c'è una grandissima hall con il pavimento in pendenza che si chiama Turbine Hall. Che nome grandioso. Adesso è tutta vuota con un'enorme crepa che la percorre in tutta la sua lunghezza. All'inizio credevo che fosse successo qualcosa tipo Piazza Unità e poi invece ho scoperto che è l'installazione del momento. Saliamo le scale mobili e ci addentriamo nelle enormi sale. Tele enormi che espirano colore, pennellate familiari, altre sconosciute; nuoto felice in mezzo a colori forme e sensazioni. Pollock, Ernst, Calder, De Chirico, Giacometti, Fontana, Tapies e poi Kline (non quello che piace a me però), Rotluff, Nolde, Picasso, Matisse, Braque Léger, Mirò, boh ok sono troppi non mi va. Mi sono innamorata di un quadro e due sale. La prima che mi ha tolto il fiato è una sala in cui a sinistra vedi un Pollock, il primo che vedo in cui non gli è preso l'horror vacui e ha un bel pò di giallo che lo rallegra, e poi a destra tadaaaam Le Ninfee di Monet. Uau! Geniale, spettacolare. E poi ruoti e ti trovi davanti agli occhi un Rothko gigayellow. Ma il Monet, sorprendente. Che passa le sue giornate in compagnia di Pollock e Rothko.. chissà cosa si raccontano. La seconda sala whooooa è una con lucetta soffusa in cui sei accerchiato dal rosso di Rothko. Due tele su ciascun lato lungo, una davanti agli occhi su quello corto. Sono enormi. Ti toglie il respiro, ti scalda, ti protegge, ti pervade; impossibile non rimanerci incollata. Più forte del mio sgabuzzino giallo, che probabilmente non finirà mai alla Tate. Il quadro più bello fa parte di un (se tre fanno trittico 4 cosa fanno? quartetto d'archi?) beh sono le 4 stagioni secondo un tale Cy qualcosa. L'Estate è spettacolare. La cosa più bella della Tate è lo spazio, in cui i quadri possono venire fuori liberamente. Finiamo la permanente e ci diamo ai dada, Man Ray, Duchamp e Picabia, vediamo IL cesso e lo fotografiamo di nascosto; capisco che Dada non è il mio. Troppo contorti, non li capisco. Poi scopriamo Juan Munoz (non trovo la tilde) con i suoi omini tipo esecitini di terracotta in versione moderna. Finito il girotate sono feliiiiiiiice, però esco che voglio ancora quadri e ancora quadri e ancora e ancora. Silvia non dà cenni di vita, ci dirigiamo verso il Victoria & Albert che a Deme non piace, io inizio a sentirmi di nuovo male e quindi vaghiamo abbastanza casuali. L'unica cosa che piace a tutti e due è un letto a baldacchino del 700 chiuso dietro ad un vetro, mi sa che se si prende un mini sbalzo di umidità si sbriciola in tre secondi, sarebbe un gran peccato. Veniamo perseguitati dal ferro battuto che cerchiamo disperatamente di evitare ed in mezzo al quale poi inevitabilmente finiamo. Andava fatto meglio, non siamo mai arrivati in zona tappezzerie. Pausa coffee e merendino, una volta accasciata sulla sedia vorrei non dovermi più alzare. Usciamo dal V&A e vedo davanti a me l'albergo in cui ero l'ultima volta che ero a Londra con la mamma, che bello... Quel giro ero ossessionata da Jack lo Squartatore mi ricordo che mi ero rovinata di paura per colpa del London Dungeon. Ci fermiamo nel primo Boots che troviamo subito prima di Harrods e finalmente compro l'oggetto del desiderio: il PeptoBismol. E pure l'Imodium, ma il PeptoBismol, l'ho sempre desiderato. E' che ero sicura che sapesse di big babol, lo vedevo da piccola nell'armadietto dei medicinali e avevo il divieto di toccarlo per cui è rimasto nel mio immaginario per tutti questi anni. E'stato un pò un flop perchè non sa di fragola e soprattutto non mi ha fato passare il mal di stomaco. Anzi deve avermelo tappato per cui avevo più crampi di prima. L'Imodium neanche per cui mi sono trovata con due zone ben distinte di crampi e fastidi. Prendiamo una metro e scendiamo a Waterloo e da là facciamo una bellissima passeggiata fino al Blackfriars Bridge che attraversiamo per andare a mangiare. Demetrio ha ragione, Londra è bellisisma di notte. Ho sofferto abbastanza ma sono contenta della passeggiata. Arriviamo nel pub che ha ancora le pareti come erano nel 1905, faccio un vomitino fuxia di PeptoBismol e provo con il pollo alla piastra, boiled potatoes ripassate nel burro (che però non vanno giù) e camomilla. Torniamo alla metro e dopo un pezzettino insieme ci salutiamo ed io rimango sulla central. Sto ben vicina ad un'uscita che non si sa mai se devo vomitare almeno esco dal vagone.. Brava brava mi controllo e poi appena scesa alla mia fermata viiiiia un bel vomitino nel sacchetto di Boots (opportunamente svuotato) in mezzo alla strada. Mi viene da piangere da quanto sono stufa di stare così. Non che sia niente di grave ma non riesco a stare meglio e mi passa per la testa un flash e mi viene pure da pianzottare. Poi proprio per il flash che mi ha fatto venire il pianzottamento realizzo che non ho niente da pianzottare quindi la smetto e vado rapida rapida a casa di Utis. Vomito ancora però poi mi viene faaaaaame. Mi metto a letto con i miei crampetti diffusi, Silvia mi prepara gli spaghettini con olio (e una grattatina di cheddar) ci mettiamo a letto e chiaccheriamo tantissimo di equilibri, compromessi, comportamentismo e tanto altro. Facciamo una grande riunione di Utis con Caticat. E' bello quando parli con le persone e ti rimane qualcosa, quando sentire cosa e come pensa qualcun altro muove qualcosa nella tua testa, o quando muovi i tuoi pensieri insieme a quelli di un altra persona e rimane qualcosa a tutti e due. E oggi tra il tempo passato con Deme e le chiacchere con Silvia e tutto quello che ho visto è stata proprio una bella giornata, ho pensato tantissimo, ho tante cose da scoprire.

Tuesday, March 11, 2008

London 04, c'è un porco incastrato.

La mattina mi sentivo un bijoux tanto che ho sceso le scale moquettate, ho inglobato due mini muffin cocco e marmellata raspberry più uno al cioccolato, mi sono preparata un bel the con il latte in cui ho pucciato dei ghiottissimi biscottini al cioccolato e sono andata a guardarmi la morning light con the, biscottini e sigarette fuori dalla porta di casa, al mio fianco l'inquietante gatto cinese di plastica dorata che agita la manina cigolando e facendo tac tac tac ad un ritmo talmente serrato che ti aspetti/auguri che esploda da un momento all'altro. Però mi sa che quello sta ancora là a fare tactactac imperterrito. Beato lui. Comunque è stato un bellissimo risveglio. Lavata pulita profumata aspetto che si svegli ma petite. Per uscire di casa ci abbiamo messo un paio d'ore. Ci distraiamo così facilmente. E in più siamo unfocused. Ottimo. Anyway, usciamo, è una bellissima giornata, refoli di bora a parte. Silvia si è fatta una gonnellina con avanzo di stoffa del vestito, che consiste in un rettangolo di stoffa elastica avvolto intorno alla vita e tenuto circapiuomenoquasi fermo da due spille da balia. Sulla metro decidiamo di andare a vedere la mostra fotografica su Jimi Hendrix, per strada alla ricerca di Poland Road Silvia si compra un paio di scarpette e io che ho lo stomaco ancora scassato ma ho fame scelgo un bel sandwich con avocado e salsette, giusto per smangiucchiare qualcosa. E uno yoghurtino con la crema di lamponi che però non mangerò mai perchè non so bene come e perchè mi si apre e si sparpaglia per il sacchetto. Probabilmente subito, quindi ho portato a vuoto per tre ore un sacchetto in giro per Londra. Arriviamo alla mostra che ha delle foto bellissime, gironzoliamo, a me viene un attimo da vomitare in faccia a Jimi Hendrix non so se per l'avocado o per un messaggio ma resisto e torniamo a trotterellare verso la National Portrait Gallery passando per Soho, che è piena di bei negozietti e bancarelle fruttaetverdura. Prendiamo il biglietto per la Vanity Fair Portraits Exhibition e visto che il nostro turno è appena alle tre e mezza decidiamo di farci un giretto. Passiamo per Trafalgar che è splendida con il sole ed il vento (refolini di bora in piena regola), deviamo verso Charing Cross, pit-stop cesso & camomilla da Starbucks e poi attraversiamo il ponte che ogni tanto sobbalza. E' veramente una splendida giornata. Camminiamo sul lungofiume fino al London Eye e torniamo sull'altra sponda. A Silvia viene il tremaz alle gambe sotto al Big Ben perchè le fa molto attentato, torniamo verso Trafalgar, ci fermiamo di nuovo da Pret à Manger e inglobo un bel paninetto ham & butter più banana, nonostante continui a non sentirmi bene perniente, ed entriamo alla National Portrait. Giriamo un pò tra le foto del piano terra e poi entriamo nella sala della mostra che ci piacerà un sacco. Un pò troppo piena di gente ma le foto valgono veramente la pena di essere viste, certe sono proprio emozionanti. La mia preferita è una di Madonna che sembra una delle signorine di Kirchner con un cappello piumato molto chic, vestito nero, sfondo verde.
Decidiamo di andare da Harrods, non sono di shopping ma almeno vorrei portare a termine le commissioni. Un casino mai visto, pieno di gente, andiamo dritte sparate verso la zona borsine con orsetti dove pullulano turisti e vagano piccoli porcellini di pelouche a batteria che affascinano molto Silvia. Mentre io vortico nevrotica tipo criceto impazzito a raccattare borsine, rimetterle a posto, riprenderle, rimollarle da qualche altra parte, Silvia pazientemente si intrattiene con i maiali di pelouche. Ci spostiamo in zona chic e andiamo da Tiffany, dove vedo finalmente dal vivo i fagiolini di Elsa Peretti. Tanto carini ma no. Non c'è l'anello per cui venderei l'anima (meglio) ma solo il bracciale, che è incantevole nonostante sia in oro giallo. Ci infiliamo da Gap e da Zara, dal quale esco con il bel cappellone in paglia nera che cercavo da più di un anno. Comodo da trasportare. Andiamo a Soho, entriamo in una libreria (che rimane aperta fino alle 11 e ha pure Starbucks dentro...wow) e conosciamo The Penguin of Death, che Silvia si porta a casa sotto forma di tazza e di cui allego una foto perchè ci ha fatto ridere tanto. Raggiungiamo degli amici di Silvia in una pizzeria, Raffaele che era a cena con Silvia la sera prima ma che non avevo conosciuto viste le mie precarie condizioni, Guglielmo che fa yacht design a Southampton (beato lui), e Matteo detto Chile, simpaticissimo. Stiamo un pò là con loro e poi torniamo a casa. Silvia si prepara per andare alla festa di addio di una sua amica brasileira (solito paio d'ore di ritardo), io mi metto a letto a guardare Noviembre, che domani si va alla Tate, arf arf!

London 03

Rieccomi...prima di dimenticare tutto. Di questa giornata ricordo pochissimo, se non che nottetempo Silvia prendendo spunto da American Apparel ha cucito un bellissimo vestitino, che a oggi penzola ancora incompiuto su un appendino in camera sua (peccato perchè le veniva bellissimo). Katie was impressed. Utz mi ha portato delle medicine per lo stomaco, anche se neanche l' alluminio colloidale è servito a niente. Però ne vale sempre la pena, quella sensazione di cemento liquido che ti si asciuga già sui denti mentre lo butti giù è impagabile. Poi abbiamo dormito tantissimo tutte e due, ricordo di aver mangiato del riso bollito con amore con un pò cheddar (che sennò non sapeva di niente, con tutto il rispetto per l'amore di Utis) e un budino panna e cioccolato (tanto peggio non potevo stare). Anche un morsetto di naan con aglio e prezzemolo mi pare (sempre perchè tanto peggio non si poteva, e altro non avevamo). Ah sì e quei biscottoni indiani da pucciare nel the. Più che il dolor di stomaco potè il digiuno...E poi la giornata è proseguita in catalessi, a dormire e parlottare, un paio di telefonate che mi hanno fatto intorcinare ulteriormente lo stomaco per il nervoso e poi non ricordo come sono arrivata fino alla sera, l'idea di aver dormito così tanto mi fa proprio strano. Menomale che ero più rimbambita del solito. Ho iniziato a vedere un film mentre Silviet cenava con un suo amico, e con il catino gentilmente imprestatomi da Alexandra vicino a me ho proseguito nel mio limbo di semincoscienza, decisissima a stare benissssssssimo il giorno dopo. Niente foto.

Wednesday, March 05, 2008

London 02

Che bel risveglio! La petite tornando dal suo morning babysitting ha portato una ciambella con lo zucchero glassato sopra ed un tortino pieno di cannella ed uvetta..Yumm! Colazione a letto con dolcetti coffee e chiacchere, bellissimo. Le mie amiche tonsille si fanno sentire tantissimo e mi viene il mal di stomaco, ma accuso la ciambella ed ignoro i sintomi.
Viiiia noi a bordo dell'autobus n.7, passando per Notting Hill e Paddington ed atterrando in pieno centro davanti ad un supermega Topshop. La nostra meta è culturale, anche se non ricordo quale, però ovviamente ci perdiamo tra i negozi. Mi sento sempre peggio tanto che Topshop, paradiso di borsette vestiti accessori scarpe e cianfrusaglie stilose di ogni genere mi dà la nausea ed ogni tanto mi accascio da qualche parte. Pessimo segnale. Proseguiamo, finiamo a mangiare in un posticino carinissimo davanti a Liberty, si chiama le Pain Quotidien, è tutto natural-organic-bio, arredato in legno rigorosamente non trattato, pareti bianche. Ci sediamo fuori, ordino un the caldo e la zuppa del giorno...altro pessimo segnale. La cameriera mi rovescia il latte sulla macchina fotografica, ma dice whoops in una maniera tanto carina che non ci si può arrabbiare, e poi quella macchina la odio dal giorno in cui l'ho comprata, quindi cicce. Ci trasciniamo da Liberty che è splen-di-doooo ma non ho neanche voglia di salire al piano di sopra, però sbavucchio parecchio. Entriamo in Carnaby Street, ad un certo punto Silviet entra in un negozietto e inizia a cantare a squarciagola con le commesse ma io intanto ho intravisto un Boots dall'altro lato del marciapiede e voglio solo andare là. Andiamo da Boots, entro chiedendo del paracetamolo e la commessa indianina sancisce che non mi serve ad una banana ed esco con qualcosa per le vie respiratorie. Eh vabbè. Neanche American Apparel riesce a rianimarmi. Non entro neanche nell'Apple Store. Ioioioiiii. Da Zara Home mi adagio una mega pecora di pelouche sulla testa e mi sento meglio. Mi ripiglio un pochino, entrando di qua e di là arriviamo a Piccadilly Circus, andiamo verso la meta culturale che ci eravamo ripromesse (ora ricordo, la meta culturale era "From Russia"). Entriamo e non si sa bene perchè usciamo dopo due minuti. C'era La Danse di Matisse.. neanche quella mi sconquifferava. Però abbiamo visto la settantenne meglio rifatta della nostra vita. Splendidamente imbalsamata.
Zompettiamo di qua e di là, Silvia ha pietà di me e mi lascia da Starbucks mentre va all'università. Nonostante il mal di stomaco sia potente mi concedo un belgian chocolate brownie ed il biberon. Torna Silviet con il suo professore, uno dei ragazzi più belli che abbia mai visto, superstiloso, insegna design, parla un italiano praticamente perfetto ed è anche simpaticissimo. Ha un occhio strabico (ovviamente del più bell'azzurro mai visto sul pianeta terra) ma giuro che non gli toglie neanche un punto. Non è ancora buio ma torniamo a casa, mi sento uno straccetto strapazzato e strizzato ed abbandonato sul pavimento.
E poi non mi ricordo bene, se non che tipo alle sei e mezza mi sono messa a letto e mi sono tolta il pigiama 39 ore dopo. Mi sembra di aver vomitato, poi di essermi sentita benissimo, essere scesa baldanzosetta in cucina e messa a fare del riso che poi però ho lasciato nello scolapasta per tornare a vomitare e poi bu. Nanna nanna nanna.

Tuesday, March 04, 2008

London 01

Mi vengono a prendere Toski e Deme al lavoro, e per strada già sento le paturnie...I tre chili di matita antipianto si rivelano un metodo abbastanza inconsistente perchè dopo una inutile telefonata -io e le mie iniziative autolesioniste- prima di imbarcarmi crolla il palco, e prima ancora di sedermi sono già in una valle di lacrime e moccoli. Raggiungo Demetrio che grazie al priority check-in è a bordo da ben prima di me e ha occupato con nonchalanche una fila intera. Impietosito mi fa avvicinare e sfogare, mi ascolta, sdrammatizza, mi passa fazzolettini profumati all'aloe, mi pianta un auricolare nell'orecchio e mi fa un pò di music therapy. Cioè mi massacra in modo che finito il volo non abbia più lacime in corpo. Tipo con Perfect Day, che quando ti senti da schifo riesce a diventare spassosissima. Riesco a scendere dall'aereo con la faccia asciutta. Facciamo maratona fino all'uscita, controllo passaporti, e ci salutiamo. Grazie Deme, sulserio. Sull'autobus per Liverpool Street mi addormento in dieci minuti, quando apro gli occhi e vedo Starbucks (e Londra) mi sento felice. Scendo e rimango un attimo incantata a guadarmi intorno, vedo uno Starbucks to-go, lo punto e mi attacco al biberon. Calma, gioia, serenità. Mi infilo nella ressa di gente che a passo lesto torna a casa, ribalto mezzo caffè sulla borsa e monto sulla metro verso East Acton, facile facile. Raggiungo 23 Hoylake Road -per la privacy di Silviet- e individuo la sua casetta, sulla sua finestra un bel foglio di carta con mega scritta "UTIS, SONO QUA!". Silvia sa sempre come farti sentire a casa... Entro nella comune, grandi baci e abbracci con ma petite che mi presenta un irlandese di cui non ricordo assolutamente il nome e che non rivedrò mai più e saliamo su... La stanza è microscopica ma è una delle cose più carine che abbia visto...comfy and cozy...fatti i calcoli dovrebbero essere 4 metri quadrati (secondo Silvia sono due ma la cosa va discussa un attimo), ci stanno il letto ad una piazza e mezzo, una scrivania sospesa e..basta. Ci piazziamo sul letto con piumino rosso e chiaccheriamo finchè l'istinto di sopravvivenza ci ricorda che abbiamo meno di mezz'ora per procacciarci la cena. Schizziamo fuori e compriamo una marea di stronzate. Ma che non era cibo sano lo realizzeremo solo nei giorni seguenti. Torniamo a casa e mentre sgranocchio salatini giapponesi vengo introdotta ai coinquilini, tutti carinissimi e simpaticissimi. Jean Francois, che mi riconosce come quella che ha "il gatto con il letto" (sta dietro alle mie spalle quando accendo la webcam); Alexandra, (l'amica di Manu...che piiiiiiiccolino che è il mondo!); un inglese di cui neanche ricordo il nome e poi Justin from Brisbane; Richard, un altro australiano che è arrivato in Europa facendo la transiberiana. Pare sia un gran cuoco...nel giro di 20 minuti lo piazziamo ai fornelli a prepararci le polpette, e poi ci sediamo a mangiare nella stanza da pranzo/ingresso/corridoio chiaccherando tutti insieme, con gente che passa, si ferma, assaggia, chiacchera, prosegue o rimane. Highlight della cena: sprite gusto marshmallow, yummm. Che bello, è stato come tornare alle vacanze in Inghilterra e a Parigi e in Irlanda tutto inseme. Ci arrampichiamo in camera su per le scalette moquettate e progettiamo di guardarci un filmetto, ma la stanza nonostante sia la più piccola della casa è un viavai di persone che vengono a chiaccherare; mi addormento con le mie tonsille durante qualche conversazione, probabilmente passively stoned, sicuramente tired, più un pochino dizzy.

Wednesday, February 27, 2008

Salutini

Partopartooooo vado dalla mia petite Utis! Che gioia! Mando tanti tantissimi baci a tutte le persone che non sono riuscita a salutare come si deve (neanche partissi per mesi, ma mi piace distribuire baci e abbracci prima di andare via). Baci anche da parte delle mie tonsille (che ovviamente hanno iniziato ieri a farmi male, come ogni volta che mi allontano da casa, les boules dans la gorge, che bei momenti). See you all in a couple of days...make plans, be pretty (this is a quote) and have fun!

Friday, February 22, 2008

About Me


Procyon lotor, classe Mammiferi, ordine Carnivori, famiglia Procionidi.
Piccoli orsetti con gran codone a otto anelli (4 bianchi e 4 neri), diffidare dalle imitazioni. C'e' chi li definisce come dei semplici topi camuffati da orsetti (c'est ce "raton" laveur che confonde), chi degli orsetti voio ma no posso. Attenzione a non fare confusione con la marmotta, che e' un semplice roditore. E' amico delle puzzole; convive pazientemente con gatti, piccolissimi e grossi (ogni tanto pero' gli prende il cinque e sbatte tutti fuori dalla tana). Ha le dimensioni di un tasso. L'altezza alla spalla è di circa 30 centimetri e la lunghezza totale può raggiungere il metro, di cui 40 centimetri spettano alla coda (mica poco). Si stabilisce di solito nelle foreste, presso i bordi degli stagni o lungo le rive dei corsi d'acqua, in cui nuota e lava i piatti.
Cammina a testa bassa, dorso ricurvo, coda a penzoloni e tanta diffidenza verso il mondo che lo circonda (semplicemente pensa ai fatti suoi). Quando scopre qualcosa di interessante si trasforma: il pelo si appiattisce, i grandi occhi si raddrizzano, si erge sulle zampette posteriori (fa "rrrrrrrr!"), corre con grande rapidità o si arrampica su un albero con grande agilità, della quale non si direbbe capace (ma ou!). Va in letargo nelle stagioni invernali, ma il suo letargo non è totale, esce talvolta dalla tana per mangiare o bere (e' una vocazione che neanche il letargo puo' fermare). Il procione è onnivoro e molto goloso. Mangia frutta in quantità, ma anche uccelli, pesci, granchi, molluschi (per le cozze venderebbe l'anima). Si ciba anche di cavallette, che afferra con grande abilità.
Se catturato in età giovane, l'orsetto lavatore può essere addomesticato facilmente (cosi' fa credere). E' un gran giocattolone, ama curiosare dappertutto, fa confusione e poi rimette tutto in ordine con le sue zampette veloci. Stabilisce ottimi contatti con gli altri animali con cui viene a contatto (anche se tende ad essere incostante), purchè lo lascino tranquillo e non siano troppo pressanti; se istigato non esita a battersi (a dire il vero a volte cerca la rissa per primo, giusto per avere qualche conferma riguardo la sua posizione nel Magico Mondo dei Boschi). Quando è a caccia tende agguati e aspetta con pazienza (poca) la preda al varco. Spesso pero' viene ignorato o stracapito (cosa che gli causa grossa sofferenza) allora riabbassa la coda e torna a pensare ai fatti suoi. Vive prevalentemente sugli alberi ma, all'occorrenza (in fasi maniaco-depressive), sa occultarsi e sparire sottoterra (e non va disturbato).

Thursday, February 21, 2008

My favourite paintings

E' difficilissimo, ci penso da mesi ma alla fine sono sempre quelli. Alla faccia dell'evoluzione.. O ne scelgo tre o ne devo mettere una cinquantina. Tutti e tre parimerito.

Ernst Ludvig Kirchner - Marzella. Perchè è pensierosa, perchè ha un vestitino a righe, perchè non c'è niente di più rassicurante di quei calzettoni (forse per lei lo erano le bottiglie), perchè perde un sacco di tempo; perchè un po' si sente incompresa, un po' non gliene importa niente, perchè è una bimba che sa il fatto suo, e il suo gatto pure.


Edvard Munch - Madonna. Perchè quel volto reclinato quei capelli colori quella posa e quegli occhi chiusi; terribimente sexy.


Gino Severini - Mare = Ballerina. Apoteosi del colore e del movimento intorno ad un tutu'. Perfetto. Una volta vedevo tutto così.

Monday, February 18, 2008

I Subsonica PuLsAnO!


Oh yess! I tir anche di piu' pero', quelli lampano e suonano ancora piu' forte..
Grazie a Manu per la splendida compagnia, e per aver cantato al ritorno tutto Microchip Emozionale insieme a me (Aurora Sogna con particolare trasporto), grazie alla simpatica coppia che ha deciso di passare il concerto comodamente appoggiata alle mie gambe e che non si spostava nonostante i miei secchi e ripetuti colpi di rotula; grazie a Macry per il bel ciaociao da sotto al palco.
Complimenti a Samuel che non ha stonato neanche una volta e ci ha regalato degli splendidi zompetti, a chi ha pensato a quella gabbia di luci colorate, grazie ai Subsonica tutti per aver scritto Tutti i Miei Sbagli, rimane una delle migliori.
Solo una cosa: qualcuno tolga la chitarra dalle mani di Samuel, per favore.

Nooo la scaletta noo!!!

This is how it ended:
"Guarda che butto via le tue cose".
"Quali cose?"
"Berretto, calzini, scaletta con i topolini e te."
"Noo la scaletta noooo!"
Was it worth it?

Monday, February 04, 2008

Mon Repos

Friday, February 01, 2008

La quiete, stavolta prima della Tempesta

Come quando l'aria all'improvviso si raffredda, il cielo diventa pesante come il piombo, il mare nero, silenzio intorno, tutto attende. E poi qualcosa di grandioso, come Atom Hearth Mother, a tutto volume.

Monday, January 28, 2008

In the closet, terapia anti-dissonanza

La scorsa settimana e'stata orrenda, costantemente sull'orlo del pianto senza un motivo che sia un Motivo, probabilmente per il semplice fatto che la mattina mi sveglio e mi aspetto che il mondo giri come voglio io e a volte non succede. Welcome to the cruel world mi direbbe Ben Harper. Adesso pero' tutta quell'infelicita' (un misto di anomia durkheimiana e pessimismo alla Schopenhauer) sembra lontanissima, credo che aver dipinto lo sgabuzzino sia stata un'ottima cosa, ora se si appropinquano le paturnie posso cacciarle via con un colpo di mensola giallo-canarino e sentirmi meglio. Tipo stamattina ci sono entrata dentro almeno quattro volte, anche se non avevo principi di paturnie (forse avevo solo bisogno di autocompiacermi un po') e stavo la', staring at the shelves. E' una calamita quel giallo, e' solido, compatto; ti ci puoi appoggiare, ed e' caldo and vibrant and radiant e non puoi aver voglia di piangere quando lo guardi, al massimo un po' di nausea. In caso immaginiate sia nel bel mezzo di una crisi chisonodovevadocosafacciocosavoglioperchenonstudiomisentoinfelice, sapete dove trovarmi.

Wednesday, January 23, 2008

Dio/Darwin

Ho assisitito ad una conversazione tra due scienziati che tra caffe' e brioches disquisivano con disinvoltura su Dio, il suo Disegno intelligente e Darwin. Il disegno da intelligente e' passato ad idiota, Dio e'diventato la scorciatoia, Sant'Agostino quello che aveva capito tutto. Che bello sentire qualcuno che ha un'opinione contro Dio, o meglio, non se lo fila proprio e non ha paura di dirlo a voce alta senza che gli esploda la tazzina di caffe' e non teme di bruciare all'inferno quando non ci sara' piu'. Non gli importa e basta. Perche' se non puoi spiegarlo non ha senso perderci tempo e chisseneimporta di cosa c'era prima e cosa ci sara' dopo e perche' in fondo se ascolti Roisin Murphy con la sua vocina e quel ritmo ci credi anche tu senza una laurea in fisica teorica che the time is now.

Tuesday, January 22, 2008

Pantone selects Color of the Year 2008

Eccolo qua, il 18-3943 Blue Iris. Pare sia un "blu-violetto perfettamente bilanciato, che unendo la stabilita' e la calma del blu alle qualita' mistiche e spirituali del viola, soddisfa il bisogno di rassicurazione di un mondo complesso, aggiungendovi un tocco di mistero ed emozione.
Da combinare con prugna scuro, rosso-marrone, giallo-verde, vinaccia-grigio".
Ipse dixit Madame Pantone (asa Leatrice Eiseman).
Buon 2008 a tutti. Che a me il blu non piace perniente. Pero' se c'e' una punta di viola che dentro ha un po' di rosso forse forse..

For info: quello del 2007 era il 19-1557, Chili Pepper. Much, much better.

Sunday, January 20, 2008

Sabato sera in 60 minuti

A letto sotto al piumino a leggere fino alle 11 e mezza. Poi arriva il messaggio di Sara, tra quindici minuti pronta. Yeeeeee! Si balla! Armata di malibù cola + martini scendo. Bisogna aspettare Michela che è andata a casa a cambiarsi. Aspetta aspetta..bevi bevi...Poi tutti sotto casa di Michela (che nel frattempo iniziava a vomitare l'anima, ma almeno aveva fatto un mix di cortisone e vinazza) per guadagnare tempo. Mai stare vicini a Nuvo. Cinque minuti e "scusate un attimo vado a vomitare, lascio qua la borsa". Nuvo: respira a fondo. Però, non così a fondo. Sensazione di trapasso imminente sudori freddi e hoplà la mia cena era pronta per i gatti di via Dandolo. Che il giorno dopo probabilmente ondeggiavano ubriachi per il marciapiede. Mi ripiglio, riappaio, e poi però no, torno un attimo a vomitare. Sara gentilmente mi tiene la testa ma niente piu' fegato alla veneziana per i gatti. Monto in macchina solo a patto che il finestrino sia già giù quando io salgo su. Accordo raggiunto, salgo. Testa fuori, vialetto in retro, attimo di panico, dove guardo? Davanti o dietro? La galleria mi è sembrata lunga come il canale sotto la Manica, mi sono fatta tutta la strada tipo cane con la faccia fuori, pare che un passante mi abbia guardata malissimo, ancora oggi se ci ripenso rido da matti. Arrivo a casa e hops, togliermi la giacca mi sembra impossibile. Andrei dritta a letto ma no, vado un attimo a vomitare ancora. Non so perchè ma ho scelto il lavandino. Pessima, pessima scelta. Però sto benissimo. Pigiama, idraulico liquido. Crap, niente. Lo sturalavandini! Yessssss, funziona! Mi metto a letto, prendo un libro perche' non ho sonno, metto le mani nella borsa e hops il malibù cola non era ben tappato. Non ho ancora provato a riaccendere la macchina fotografica, l'ombrellino il giorno dopo mi e' rimasto attaccato nel palmo della mano e il parquet aveva una chiazza lucidissima di cui mi sono accorta solo quando mi ci si e' incollato il piede sopra..vabbe'.
A proposito, mi appello alla mamma di Willy per ritrovare la bottiglietta di succo di arancia :-)

Monday, November 26, 2007

Un champ de forces - Heddy Maalem


A white squared pavement, three black walls, as an infinite box. Noise and music, drums, air, engines and rain; silence and buzz. And then those silent, weightless, perfectly carved out bodies. Those of their skins are the colours, those of their bodies are the shapes, so perfectly defined and different. Muscles rythm fatigue and breath. Force and grace. Men and women overlapping, those natural primitive yet neurotically precise movements; nothing is accidental, not a step nor a breath. They're so human, their sweat bodies reveal how hard it is but everything just looks and sounds perfect and you wish your eyes will never forget what they just saw. Every single movement of those twelve bodies dancing together, creating something that asymmetrically perfect should be caught in a picture for being so beautiful. And you suddenly start feeling one thousand things and thinking about one million and well what an experience, it was two weeks ago but still it is here so present, so astonishing.

Saturday, November 24, 2007

incensosecondopalomitapicasso (moi)



Dedicated to whoever said I take weird pics. I'm so proud of this one!

Tuesday, November 20, 2007

(R)Evolution


From the most general perspective, evolution is usually the long internal process which changes structural properties of its carrier system. In this sense, we may observe that a system transforms itself into another one. An evolution is caused by natural forces.

A revolution is a significant change that usually occurs in a short period of time. Variously defined revolutions have happened throughout human history and continue today. They vary in terms of numbers of their participants, means employed by them, duration, motivating ideology and many other aspects.

Evviva Wikipedia.

Monday, October 01, 2007

Apologia del dolore

Il titolo lo devo a Erica, la foto a Tami.
Fare, disfare, pensare, elaborare, tagliare, ricucire, ricordare, sbagliare, provare, cercare, studiare, cambiare, scappare, valutare, andare, inciampare, aspettare.
 
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